Meravigliati ancora

L’aria era finalmente fresca.

Fumavo senza voglia sul balcone

chiedendomi perché ne avessi accesa un’altra.

Sopra la mia casa,

il cielo colorato dell’azzurro

che segue il temporale

precedendo la notte.

Ma poco più in là

residui di nuvole tambureggiavano

pretendendo di scrosciare come avevano potuto fare le altre.

Tra un tuono e l’altro,

il silenzio era rotto dai versi del vicino,

quello nuovo che si era portato a casa la tipa della palazzina di fianco:

versi strani, uno dietro l’altro.

Forse un tic, chissà.

Malgrado la sera premesse per appiattire i colori

i campi davanti a casa esprimevano il meglio,

fosse il verde dell’erba, il giallo oro del grano pronto per la mietitura

o il marrone della terra,

ora dissetata.

A forse un paio di chilometri

vedevo distintamente la coda del temporale

riversare le sue gocce attese.

Ultimi squarci del sole traverso

tinteggiavano lembi di cielo

di caldi colori pastello

e stralci di spumose nuvole bianche

si prestavano,

vanitosamente.

“Amo sapermi meravigliare ancora”, pensai,

mentre due passeri innamorati

disdegnavano il grano per occuparsi di sé.

Ammazzai la sigaretta e,

rientrando,

volli indovinare il primo vagito di un bambino

e il sorriso sudato,

di lacrime impastato,

di sua madre.

Share