Charlie

E l’atteso (temuto) giorno

arriva.

La vita nuova è già iniziata,

(vita?)

non più attese, non più cannule

e un bimbo

da incoraggiare in silenzio.

Finiti i passaggi in ospedale,

al desio del lavoro o le domeniche,

di tristezza pregne.

Ammutolisce la speranza,

fiaccato il timido barlume,

si esce di scena.

Fine.

Share

Meravigliati ancora

L’aria era finalmente fresca.

Fumavo senza voglia sul balcone

chiedendomi perché ne avessi accesa un’altra.

Sopra la mia casa,

il cielo colorato dell’azzurro

che segue il temporale

precedendo la notte.

Ma poco più in là

residui di nuvole tambureggiavano

pretendendo di scrosciare come avevano potuto fare le altre.

Tra un tuono e l’altro,

il silenzio era rotto dai versi del vicino,

quello nuovo che si era portato a casa la tipa della palazzina di fianco:

versi strani, uno dietro l’altro.

Forse un tic, chissà.

Malgrado la sera premesse per appiattire i colori

i campi davanti a casa esprimevano il meglio,

fosse il verde dell’erba, il giallo oro del grano pronto per la mietitura

o il marrone della terra,

ora dissetata.

A forse un paio di chilometri

vedevo distintamente la coda del temporale

riversare le sue gocce attese.

Ultimi squarci del sole traverso

tinteggiavano lembi di cielo

di caldi colori pastello

e stralci di spumose nuvole bianche

si prestavano,

vanitosamente.

“Amo sapermi meravigliare ancora”, pensai,

mentre due passeri innamorati

disdegnavano il grano per occuparsi di sé.

Ammazzai la sigaretta e,

rientrando,

volli indovinare il primo vagito di un bambino

e il sorriso sudato,

di lacrime impastato,

di sua madre.

Share

Piovi

Piovi!

Scaricala quell’acqua, perdio!

Dissolto il Sacro Piave,

dell’UNESCO patrimonio

solo ciottoli incandescenti;

a Bereguardo

le barche del ponte si adagiano,

pigre,

senza chiedere permesso,

sui sassi del fondale.

Al loro “Ehi!”,

sorridono paciose.

Piovi, Cristo santo!

“Che sarà se dalla corrente del Golfo ci siamo emancipati,

del protettivo ozono sbarazzati;

non abbiamo della terra l’asse meglio inclinato?”,

vociano politicanti e industriali.

“Tu fai il tuo e piovi!”

Te lo chiedo anch’io,

senza arche di salvataggio,

né messaggeri da deridere,

piovi, per cortesia.

Piovi, quaranta notti e quaranta dì,

un’altra volta.

Ancora.

Share

Poeta maledetto

Poeta maledetto non nacqui,

ma mi cimentai a diventare.

Di quelli che la buttano giù cruda

e che,

anche se a pesci in faccia le pigliano,

hanno stuoli di fans assatanate.

Ma ero troppo d’animo delicato

e la versione sfigata di Leopardi mi sentivo.

Così indurii il linguaggio

e dal cantar d’amore

a parlar di figa m’ingegnai.

A lavarmi saltuariamente cominciai;

e poi a bere,

che senz’alcool, che maledetto puoi essere?

Presi a fumare e a insultare per qualsiasi cosa,

così,

come solo un poeta veramente maledetto sa fare. Può fare.

Lo specchio mi disse “Ecco,

ora ci sei!”

La penna sentenziò,

di scarabocchi muta,

che a inseguir altro

me stesso persi.

Share

Morirò

Morirò, lo so.

Ma, Dio che spreco!

Tutti i “No!” trasformati in “Sì”,

tutti i “Non posso” diventati “Ce l’ho fatta!”

Dio, che spreco!

Tutto l’amore che ancora m’avanza,

tutto quello che non hanno voluto,

quello di cui non hanno mai saputo.

Tutto quello che sono diventato,

e sono tanta roba,

partendo dal vivere di elemosina

fino a non avere nulla che non puzzasse del mio sudore.

E dei miei calli.

Imparando il valore di ogni cosa.

Soprattutto quelle che non ho mai voluto,

perché,

a quelle,

il valore lo davano altri.

Guarda quanto ce n’ho!

Ne vuoi?

Mille lire in tasca o un milione

Ed esser sempre io.

Nulla di superfluo,

di vento o di grandine,

di sole e arsura,

sempre e comunque,

amico.

Dio che spreco!

Follia e fantasia a iosa,

pescane a mani tese, ‘ché, domani,

rimarrà un involucro in putrescenza.

E io,

tutto ciò che,

con fatica,

sono diventato,

dissolto.

Share

Eterno amore

eterno amore

“Non sei cambiata affatto.”
Non era una bugia: vediamo negli altri quello che vogliamo vedere.
Vediamo negli altri il riflesso di ciò che agli altri sono per il nostro cuore.
E Robbie, nel suo cuore, aveva un ampio spazio a lei dedicato. Una sorta di tempio laico, con immagini, distorte dal tempo, che la ritraevano.
Oh, sì, lei era cambiata, come tutti coloro che hanno il coraggio di affrontare il tempo impossibilitati a limitare le tracce del suo passaggio.
Era lui a non essere cambiato. Era il suo cuore, sempre lo stesso.
Privilegio degli amori impossibili, l’essere eterni.

Share

Benedetto sia

Per il bene che gli Dei dimostraronti,
nei dettagli curando le sagome
che a plasmarti ebbero;
Benedetto sia colui che,
sulle guance le mani posandoti,
avvicinò labbra alle tue.
Benedetta sia la lingua sua
che l’orizzonte delle tue natiche percorse,
non prima di aver solleticato la tua,
a concederti disporti.
Sia nei secoli ammirato colui,
di seni sazio,
che monti e valli ispezionò;
e su quel di Venere indugiò più a lungo,
di orgasmanti momenti ricco dono.
Sia concesso anche a lui,
l’ignaro,
di scoprirsi alla morte pronto
nell’esatto momento in cui,
occhi senza più muri, di total amore gonfi,
sillaberanno “Sei tu!”
e a coglierlo sia disposto.
O s’infranga in mille e mille ancora,
pezzi,
il prodigio di divina bellezza, ‘sì immeritata,
che a metà possedette
mentre in lui, ancora,
è me che cercavi.

Share