24 febbraio 1990: ci lascia Sandro Pertini

Sandro Pertini

Ero un ragazzo. Ho trascorso più di metà della mia vita senza di lui. Eppure, a distanza di tanti anni, la sua figura ricorre come presenza costante e nell’avvicinarsi di qualsiasi anniversario che lo riguardi la nostalgia si fa più forte. Segno che nessun uomo politico, da allora, abbia saputo ottenere il rispetto che solo un uomo fedele ai suoi principi dal primo all’ultimo giorno riesce a instillare. Come Sandro Pertini seppe fare. Un brano, mio, che lo vuole celebrare.

(sempre grazie a Emanuele Cerullo, Roberto Sironi, Federica Sironi, Franco Poggiali Berlinghieri, Luca “BIOS” Liviero per la collaborazione)

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Signor Presidente

Non è vero che non crediamo in niente.
Chiedici se sappiamo chi fu il nostro Presidente.
Del suo gesticolare vivo e della pipa tra le mani.
Del bacio alla bandiera che commosse gli americani.

Di otto fratelli seppelliti troppo presto,
O di Eugenio fucilato e Giuseppe cuore rotto.
Dello strazio a Caporetto o dell’esilio cui l’han costretto.
Stretto tra le spire di un dominio maledetto.

Questa sera ricorda il partigiano.
Questa sera rammenta le Staffette.
Le anime che nei campi son perite.
E di Gandhi rispolvera i valori.

“I giovani devono essere onesti la politica va fatta con le mani pulite
se c’è qualche uomo politico che fa politica per i propri sporchi interessi
deve essere denunciato”.
È per questo che resti il più amato.

“Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale
stanno centinaia di morti della Resistenza.
Quindi la repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi.
… anche dalla corruzione.”

Questa sera ricorda illuministi
Un pensiero ai russi populisti
Le anime che nei campi son perite.
E del Cristo rispolvera i valori.

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La catena

Ti ho amata infantilmente (non sai quanto)
Da sbucciarmi le ginocchia arrampicato sul muretto
Non giocavo più a pallone, non studiavo con passione
E se sconfiggevo draghi era spesso anche per te.

Tu crescevi ed eri Dio.
Baciavo un’altra e quel seno immaginavo il tuo.
Fosti la mia prima volta, anche se lontana;
il tuo darti così vero, aperti gli occhi ero solo.

Avessi sciolto la mia rabbia accogliendomi in abbracci
Sarei stato ricompensa per i tuoi piccoli affanni
O sacerdote con unguenti a placare i rimorsi
Ma la vita porta via e mi scopro adulto altrove
Altre storie, altro me, perché il vero “io” è ancora sotto lì da te.

Per gli antichi amici sono “il poeta”.
Ti ho lasciata a valle e ho consumato unghie in salita.
Uno non sa perché sale e a che scopo continuare
Fino a quando in cima non compari un’altra volta tu.

Sei una donna e ora sei Dio.
Io ancora quel bambino mai abbigliato a modo suo.
La rabbia è la stessa, solo un po’ più sottomessa.
“Vita stronza, per favore, riportatela via!”

Le mie mani in ricompensa, gli adoranti occhi cerchi
Ma la vita non è qui, né in vuote stanze a ore
E ti porti addosso il fuoco di occhi cuccioli da amare
E ti strapperesti il cuore combattuto su più fronti

Il nemico/amico annulla ogni timida trincea
La apre e colpisce a morte sogni e altra idea.
Ti lascio la mia schiena e questa solo mia catena.

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Mi scusi?

“Mi scusi, sa dov’è ‘Via Prescrizione’?
sto un po’ impicciato e m’han mandato là.”
“Guardi che funziona proprio male
se ha rubato poco no, gnea fa”.

Ripiombo qua dopo un trentennio appena
Mi guardo in giro e non riconosco più
La mia città sbranata a pranzo e a cena
Ancora c’è Gasparri alla TV!

“Mi scusi, Signor Renzi, la ripresa?
Ammetto trovo singolare che
Un giudice la assolve e fa carriera
E mi tocca mantener la Santanché.”

Gramsci si rivolta nella tomba
Gli hanno usurpato “L’Unità”
Ci scrivono soggetti, che sappiamo
Son lì per una forma di carità.

“Cortocircuito” saran ragazzini
ma loro cercano la verit�
qui dopo Craxi, guarda, c’è Verdini!
Con Faraone, sai, s’accorderà.

Somiglia a Bambi l’angelo dei Boschi
Nello stomaco ha il pelo in quantit�
Se le chiedi conto di qualche porcata
Difende anche la #buonascuola

“Mi scusi, almeno lei Dott. Bersani
delle liberalizzazioni è il papà;
aumenta tutto, anche i sette nani
sono un metro e ottanta, guardi qua!”

non muore più nessuno per natura
ti ammalan per il business della sanit�
se non ti fotte la “Terra dei fuochi”
ci penseranno i fumi dell’ILVA

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Un segno di bene

Se trovi che importante in questa vita
Sia di averla usata bene
Non importa quanto sia durata

Se trovi che importante in questa vita
Sia di averla spesa insieme
Per lasciare un segno di bene

Se un occhio di riguardo lo hai per chi
Non ha mai avuto le tue opportunita’
Se almeno qualche volta hai detto sì
A chi per ricambiare niente ha

Se trovi che ognuno sia un mattone
Di un’enorme costruzione
Ognuno fondamentale

Se credi che le divisioni
Sian funzionali a chi vuole imperare
E la nostra dignità affondare

Se senti contro il viso lo schiaffo che
Colpisce un altro come fosse te
Se la parola fratellanza ha
Un senso vero senza falsità

Se trovi che importante in questa vita
Sia di averla usata bene
Non importa quanto sia durata

Se trovi che importante in questa vita
Sia di averla spesa insieme
Per lasciare un segno di bene

Tu sei come me

(in musica, presto)

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(Stato) Dove ti xe?

Un abbraccio agli amici della Riviera del Brenta, colpita l’8 luglio scorso da un tornado F4.
Evento senza precedenti, ci auguriamo senza successori.

Forse no ti lo sa
Ma qua Dio el xe ga davero dedic
Disegnando le mejo anse
Dai piangenti salici basae co la lengua

Ma no xe bast
Omini de ingegno e de pasion ga regal
Diamanti e prexiosi
In sti bracialeti incastonai
Che co ti disi “Riviera” xe solo qua

Dove ti geri,
Quando le fie scampava?
Dove ti geri?
E dove ti xe?
Qua xe già tuto sta desmentegà.

E dove ti xe?
No semo miga Stato anca qua?

“Serenissima”
ghe xe vossui i francesi e dopo ‘i austriaci par mandar
quasi tuto in rovina, ma qua no’ semo de poina
e el so splendor xe ‘ncora tuto quanto qua.

L’8 luglio el xe ricordar
‘na paura sconosua s’ha pales
sparii politici e giornalisti,
residenti e neri cristi
pala in man e fadigar.

Dove ti geri,
Quando le mame urlava?
Dove ti geri?
E dove ti xe?
Qua xe già tuto sta desmentegà.

Dove ti geri,
co’ la natura xe incassava?
Dove ti geri?
E dove ti xe?
No semo miga Stato anca qua?

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Cuore esposto

Un cuore esposto senza remore
né filtri ai soli che di qua
passavano ammalianti e umili
“Di raggi mi rivestiranno”

ma ad ogni notte che lasciavano
il cuore inaridiva un po’
se per malizia o solo limiti
“Tristezza e solchi fondi ho”

dimmi che non senti gli altri raggi su di te
né barbari urlanti calpestarti quali re
dimmi che se un seme scivolasse su di te
presto morirebbe lì da solo come te

una nuvola di pioggia carica
s’innamorò di te
convinta di poterti sciogliere
di terre troppo arse non ce n’è

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