Benedetto sia

Per il bene che gli Dei dimostraronti,
nei dettagli curando le sagome
che a plasmarti ebbero;
Benedetto sia colui che,
sulle guance le mani posandoti,
avvicinò labbra alle tue.
Benedetta sia la lingua sua
che l’orizzonte delle tue natiche percorse,
non prima di aver solleticato la tua,
a concederti disporti.
Sia nei secoli ammirato colui,
di seni sazio,
che monti e valli ispezionò;
e su quel di Venere indugiò più a lungo,
di orgasmanti momenti ricco dono.
Sia concesso anche a lui,
l’ignaro,
di scoprirsi alla morte pronto
nell’esatto momento in cui,
occhi senza più muri, di total amore gonfi,
sillaberanno “Sei tu!”
e a coglierlo sia disposto.
O s’infranga in mille e mille ancora,
pezzi,
il prodigio di divina bellezza, ‘sì immeritata,
che a metà possedette
mentre in lui, ancora,
è me che cercavi.

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Lavanda

Se ti dico “Sei come lavanda”
è perché di lavanda adoro
il colore
l’odore
la forma.

Perché irresistibile attrazione,
lavanda propaga,
e api, bombi e insetteria varia
bramano di lavanda servirsi.
Morirci, talvolta.

Se ti dico “Sei come lavanda”
è perché ubriacarmi a morte
solo la ligula a poggiare,
vorrei.
Permettimelo, dai.

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Potrei


Perché potrei anche fare a meno,
di te prona immaginare.
Potrei, nella penombra,
le tue spalle non sognare di celebrare
a fior di,
giusto un po’, umide labbra.
Potrei non indurti
la tua schiena a prestarmi
al fin di neologismi
con la bocca vergare.
Potrei.
Potrei non evocare
di lombi il lento approssimarsi
e di furtiva mano
di umidità in cerca,
in un divaricarsi di cosce
e di glutei l’innalzarsi.
Potrei -ma perché dovrei?-
la mente da tal quadro
distogliere
quando la realtà nega d’averlo mai dipinto?

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Sorprese

La barista scoprì che lui non era un uomo.
Era mani. Forti. Delicate. Tante mani.
Era la somma di tutte le dita che l’avevano toccata sino ad allora,
al netto di quelle insipide.
Tutte assieme.
Era lingue e ognuna indugiava sulle fabbriche dei brividi,
contemporaneamente.
Non era mai stata sbattuta sul bancone in quel modo.
Ricordava di essersi chinata a volte,
moto di gentilezza verso una vecchina,
minuta e sorda,
o di un bambino;
ma non si era mai sentita così esposta,
così in balia.
E così volentieri.
l’inusitato uso di un pollice la sorprese,
ma le sorprese si benedicono e lei lo fece.
Le gambe cedettero, lentamente si piegarono,
i seni a tracciare due immaginari solchi,
un fuoristrada sulla rena,
sul bancone prima,
sul banco da lavoro poi,
benedicendo la pedana che l’accolse seduta.
E il muro, alle spalle,
complice schienale.
Riaprì gli occhi e lo trovò lì,
il membro sguainato,
l’occasione di dimostrare di quante labbra possa disporre una donna.

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“… fammi abbracciare una donna che stira cantando…”

(immagine suggerita da Radio Destiny)

Mi piace arrivarti da dietro,
mentre prepari la cena,
riempire le mani dei tuoi seni
e riconoscerli.
Affondare la faccia sulla tua spalla,
nella curva che conduce al collo,
le labbra là,
dove evitare un brivido non è cosa da umano.
Mi piace fare una battuta,
magari tra la folla,
che nessuno possa comprendere,
nessuno oltre noi due.
Entrare tra i vapori del bagno,
tu nell’accappatoio avvolta,
e asciugarti,
a lungo,
augurandomi sia cosa gradita alla pelle che amo.
Che, nel tuo intimo,
l’umidità non si consumi.
Sogno di maliziosi giochi,
da te sorprendentemente avviati,
su di me,
che tuo mi sento,
che tuo da te sia reclamato.
E’ complicità, l’amore.
E’ essere ladri mascherati,
nessuno il palo, entrambi colpevoli,
furfanti con le mani e le tasche piene
di ciò che è nostro
e solo nostro
può essere.

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Adesso…

C’è che non si dice, non si può, non sta bene,
ma non c’è nulla di volgare
in questo sentire.
Che la mia lingua nella tua bocca,
ora,
sarebbe la massima espressione dell’amore che so.
Il condurti all’abbandono,
il disporti in attesa
di doni altri che ho per te.
Non fosse che la vita altro non è
che un insieme continuo di “adesso”,
adesso è il momento,
di labbra schiudere,
di mani ascoltare,
di amore godere.

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Sguardi

sguardi

Se ci sono sguardi

profondi come lingue danzanti

in due bocche fattesi una;

sinuosi,

guizzanti in spuma di saliva;

se sguardi esistono

secernenti ormoni e passione

e armati di mani

a sollecitar brividi;

capaci di appagar d’orgasmo,

di sfidare intrecci di mani sensualmente sfiorate

o sessi dimenanti

alla reciproca ricerca del tutto.

Se sguardi simili

sostanza avessero,

io li vidi; li toccai; li vissi.

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