Scegli tu, figlio

Non farti scegliere, figlio. Scegli tu.

E non scegliere col cuore, o, peggio,

con l’uccello.

Che i bei culi sfioriscono e il desiderio di essere utile,

di pietà malata malato discendente,

d’esser sepolto di delusioni attende.

Scegli tu, figlio,

e che sia l’intelletto a scortarti.

Che sia una mente sorprendente,

di risate prodiga,

investigativa e sagace;

che se i lombi dovesse solleticarti,

il percorso dell’ingegno intenda e valichi.

Non farti scegliere, figlio. Scegli tu.

Non fugace fiamma di passione,

ma il desiderio di un percorso,

mano leale nella mano,

assieme da peregrinare.

Che meta abbia, o meno,

ti possa regalare

sorpresa

e meraviglia

e stupori a iosa.

Non c’è corpo, né begli occhi, né quantità di orgasmi ambiti

che giustifichino il piattume o la monotonia.

La solitudine vera,

germoglia sulle braci di passioni appassite.

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amore

Non è mai stato amore
questo ambire al tuo culo
dai miei lombi baciato
di orgasmiche speranze.

Amore non fu mai
Desiderar della tua bocca il possesso,
fosse di lingua,
o d’appendici altre, l’accesso.

Possesso amor non è,
trofeo da esibire ad altri occhi avvinti,
tronfia signoria nei tratti rimarcar
“Ella mi appartiene!”

Non è mai stato amore,
di mani i colpi,
di parole le ferite,
di imposte solitudini.

Amare è servire, te e te sola.
Non di cane fedeltà,
ma di umana lealtà.
E’ un progetto condiviso,

è l’orecchio teso.
E’ sollievo inatteso.
E’ il dipanar di rovi, in due,
d’uno spartito, comune, percorso.

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24 febbraio 1990: ci lascia Sandro Pertini

Sandro Pertini

Ero un ragazzo. Ho trascorso più di metà della mia vita senza di lui. Eppure, a distanza di tanti anni, la sua figura ricorre come presenza costante e nell’avvicinarsi di qualsiasi anniversario che lo riguardi la nostalgia si fa più forte. Segno che nessun uomo politico, da allora, abbia saputo ottenere il rispetto che solo un uomo fedele ai suoi principi dal primo all’ultimo giorno riesce a instillare. Come Sandro Pertini seppe fare. Un brano, mio, che lo vuole celebrare.

(sempre grazie a Emanuele Cerullo, Roberto Sironi, Federica Sironi, Franco Poggiali Berlinghieri, Luca “BIOS” Liviero per la collaborazione)

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Eterno amore

eterno amore

“Non sei cambiata affatto.”
Non era una bugia: vediamo negli altri quello che vogliamo vedere.
Vediamo negli altri il riflesso di ciò che agli altri sono per il nostro cuore.
E Robbie, nel suo cuore, aveva un ampio spazio a lei dedicato. Una sorta di tempio laico, con immagini, distorte dal tempo, che la ritraevano.
Oh, sì, lei era cambiata, come tutti coloro che hanno il coraggio di affrontare il tempo impossibilitati a limitare le tracce del suo passaggio.
Era lui a non essere cambiato. Era il suo cuore, sempre lo stesso.
Privilegio degli amori impossibili, l’essere eterni.

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Ti voglio felice

Ti voglio felice, prendimi per mano.
Strappami un sorriso, meglio,
una risata.
Ti voglio felice, rendimi certo del tuo affetto.
Abbracciami, a lungo,
fammi il solletico.
Ti voglio felice, gioca con me.
Alza la spada che ti porgo,
qualche volta vinci, qualche volta perdi.
Ti voglio felice, sono qui per questo.
Se amore è dare, e se dare è gioia,
dammi te e, per qualche attimo almeno,
sii felice come me.

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Human

C’erano uccelli. Un raduno.
Uccelli che si ritrovano,
che gioiscono,
che paiono danzare in cielo
come se il cielo fosse loro,
come se il cielo fosse per loro.
Aspettavano un segnale,
che il cielo, loro padre, avrebbe dato a breve,
per partire.
Noi che non capiamo cosa significhi,
essere uccelli e padroni del cielo, dico,
noi, lo chiamiamo migrare.
Sopravvivere, direi.
E c’erano uomini che altro non aspettavano
che quel segnale,
che di vederli partire.
Caccia, la chiamano.
Uccidere, direi.

E c’erano altri uomini. Un raduno.
Nessun cielo per loro, solo lo sterminato mare.
Nessuna gioia, nessuna danza.
Migranti, li chiamano.
Sopravvivendi, direi.
E c’erano uomini che altro non aspettavano
che un segnale,
che di saperli partiti.
Naufragio, lo chiamano.
Uccidere. Direi.

(Grazie a Daniele Mattioli – “Human“, il film)

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Pregiudizio e realtà

Ammettiamolo, dai.
La realtà non esiste.

Esiste la MIA realtà, quella che io percepisco dall’alto della mia piccolezza.
Esiste la TUA realtà, quella che tu percepisci dall’alto della tua medesima bassezza.

Ed esiste il pregiudizio, il mio, e il tuo. Ed è quello il filtro maggiore, quello che permette a me di ridere di una battuta e a te di offenderti per la medesima battuta. O, viceversa.

Ammettiamolo, dai.

Siamo esseri talmente piccoli, bassi, insignificanti, da considerarci alti, possenti e intoccabili.

Se intelligenza c’è, accetto lo stato di cose e quando sto per giudicare, faccio l’impossibile perché il filtro sia il più possibile fuori fuoco.

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La verità

La verità è che non me ne farò nulla dei vostri pianti.
Non sentirò nemmeno i vostri plausi e non vedrò le vostre faccine tristi postate negli anniversari.
Le frasi di circostanza, benché sentite, non mi saranno di nessun conforto.
E’ oggi che sono vivo. E’ ora che combatto le mie battaglie.
E’ adesso che ho scelto di non piegarmi al normale ciclo “ti alzi, lavori, aspetti il sabato, muori”.
E’ ora che se provi qualcosa per me, e ti va di dimostrarlo, io posso beneficiarne.
E’ ora. O mai più.

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Studia, figlio

Studia, figlio, studia.
No, non intendo solo “Prendi un diploma”, o una laurea.
Intendo esamina; scava; esplora.
Non ti fermare alla superficie, figlio,
sia di un cuore,
di una foglia,
di un discorso.
Studia, figlio, non smettere mai.
Qualsiasi cosa ti susciti emozione, o meraviglia, sviscerala.
I testi non ti mancheranno, oggi.
Scoprirai solo a tempo debito che matematica e musica
sono la stessa cosa.
Che questioni apparentemente senza vincolo alcuno
sono la soluzione di enigmi
incompresi, non svelati,
da chi non sa associare l’apparentemente inassociabile.
Studia, figlio, e valuta.
Il buono è per te,
il resto lo porti il vento.
E tante più saranno le rughe del tuo improvvisato maestro
tanto più tendi le orecchie
e associa ciò che sai a ciò che stai scoprendo ora.
La vita o la morte o la libert
nella tua testa albergano
e tanto più ne sarai padrone,
tanto più sarai libero, anche in prigione.
Altri segreti, la felicità non ha.

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