Morirò

Morirò, lo so.

Ma, Dio che spreco!

Tutti i “No!” trasformati in “Sì”,

tutti i “Non posso” diventati “Ce l’ho fatta!”

Dio, che spreco!

Tutto l’amore che ancora m’avanza,

tutto quello che non hanno voluto,

quello di cui non hanno mai saputo.

Tutto quello che sono diventato,

e sono tanta roba,

partendo dal vivere di elemosina

fino a non avere nulla che non puzzasse del mio sudore.

E dei miei calli.

Imparando il valore di ogni cosa.

Soprattutto quelle che non ho mai voluto,

perché,

a quelle,

il valore lo davano altri.

Guarda quanto ce n’ho!

Ne vuoi?

Mille lire in tasca o un milione

Ed esser sempre io.

Nulla di superfluo,

di vento o di grandine,

di sole e arsura,

sempre e comunque,

amico.

Dio che spreco!

Follia e fantasia a iosa,

pescane a mani tese, ‘ché, domani,

rimarrà un involucro in putrescenza.

E io,

tutto ciò che,

con fatica,

sono diventato,

dissolto.

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amore

Non è mai stato amore
questo ambire al tuo culo
dai miei lombi baciato
di orgasmiche speranze.

Amore non fu mai
Desiderar della tua bocca il possesso,
fosse di lingua,
o d’appendici altre, l’accesso.

Possesso amor non è,
trofeo da esibire ad altri occhi avvinti,
tronfia signoria nei tratti rimarcar
“Ella mi appartiene!”

Non è mai stato amore,
di mani i colpi,
di parole le ferite,
di imposte solitudini.

Amare è servire, te e te sola.
Non di cane fedeltà,
ma di umana lealtà.
E’ un progetto condiviso,

è l’orecchio teso.
E’ sollievo inatteso.
E’ il dipanar di rovi, in due,
d’uno spartito, comune, percorso.

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Lacrime nere

petrolio Genova

Piangi, Terra,
tu Madre,
di ignavi figli genitrice,
figli ladri dei tuoi pochi averi,
di disprezzo pregni de’ tuoi sacrifici.

Piangi, Terra,
le mani tra i capelli,
ginocchia su ciottoli,
singhiozza del giusto il gemito
Madre premurosa di ingrati figli, unica colpa.

Piangi, Terra,
cui il mal non appartiene,
erutta tristezze e rabbia,
foss’anche nera
l’ultima tua lagrima.

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24 febbraio 1990: ci lascia Sandro Pertini

Sandro Pertini

Ero un ragazzo. Ho trascorso più di metà della mia vita senza di lui. Eppure, a distanza di tanti anni, la sua figura ricorre come presenza costante e nell’avvicinarsi di qualsiasi anniversario che lo riguardi la nostalgia si fa più forte. Segno che nessun uomo politico, da allora, abbia saputo ottenere il rispetto che solo un uomo fedele ai suoi principi dal primo all’ultimo giorno riesce a instillare. Come Sandro Pertini seppe fare. Un brano, mio, che lo vuole celebrare.

(sempre grazie a Emanuele Cerullo, Roberto Sironi, Federica Sironi, Franco Poggiali Berlinghieri, Luca “BIOS” Liviero per la collaborazione)

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Eterno amore

eterno amore

“Non sei cambiata affatto.”
Non era una bugia: vediamo negli altri quello che vogliamo vedere.
Vediamo negli altri il riflesso di ciò che agli altri sono per il nostro cuore.
E Robbie, nel suo cuore, aveva un ampio spazio a lei dedicato. Una sorta di tempio laico, con immagini, distorte dal tempo, che la ritraevano.
Oh, sì, lei era cambiata, come tutti coloro che hanno il coraggio di affrontare il tempo impossibilitati a limitare le tracce del suo passaggio.
Era lui a non essere cambiato. Era il suo cuore, sempre lo stesso.
Privilegio degli amori impossibili, l’essere eterni.

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Ti voglio felice

Ti voglio felice, prendimi per mano.
Strappami un sorriso, meglio,
una risata.
Ti voglio felice, rendimi certo del tuo affetto.
Abbracciami, a lungo,
fammi il solletico.
Ti voglio felice, gioca con me.
Alza la spada che ti porgo,
qualche volta vinci, qualche volta perdi.
Ti voglio felice, sono qui per questo.
Se amore è dare, e se dare è gioia,
dammi te e, per qualche attimo almeno,
sii felice come me.

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